Acido ialuronico: perché ricompattare la pelle con i filler?

Acido ialuronico: perché ricompattare la pelle con i filler?Ormai tutti conoscono cosa sia l’acido ialuronico e come venga usato in ambito medico ed estetico, infatti oggi sono molte le donne che ricorrono al trattamento a base di acido ialuronico per combattere i segni del tempo: i filler di acido ialuronico, infatti, sono sempre più diffusi come riempitivo per i solchi delle rughe del viso oppure per aumentare il volume di zigomi e labbra.

Come avviene il filler di acido ialuronico?

Grande amico delle donne, l’acido ialuronico può diventarne anche il peggior incubo: non tutte, infatti, dopo aver provato un trattamento a base di acido ialuronico sono rimaste soddisfatte dei risultati. Ciò dipende, oltre che dalla professionalità e dall’esperienza del medico che opera, anche dalla reazione della pelle al filler acido ialuronico: in pratica, usando delle siringhe dagli aghi estremamente sottili, il medico chirurgo effettua delle punture più o meno profonde, i filler appunto, in determinate zone del viso precedentemente trattate.

L’iniezione può avvenire con o senza anestesia locale, ma in genere, data l’immediatezza della puntura, si preferisce non ricorrere all’anestesia. Il trattamento dà risultati praticamente istantanei ma non permanenti o definitivi, tanto che è necessario ripetere i filler in maniera ciclica per mantenere il risultato ottenuto. Questo accade perché l’organismo tende ad assorbire l’acido ialuronico, per cui gli effetti scompaiono dopo alcuni mesi. La pelle assorbe la soluzione di acido ialuronico perché questo acido è uno degli elementi principali della pelle e contribuisce a mantenerne la resistenza e la forma.

A cosa serve nutrire la pelle con l’acido ialuronico

Col passare del tempo, la presenza di acido ialuronico nei tessuti si cutanei diminuisce, per questo si preferisce sempre più ricorrere a questi trattamenti specifici che ‘rimpolpano’ la pelle del viso. Il filler infatti, aiuta a donare nuova forma, tono, idratazione, plasticità e turgidità alla pelle, per questo le iniezioni vengono principalmente usate per combattere le rughe e per rallentare l’invecchiamento cutaneo. Le aree del viso che vengono maggiormente trattate con i filler di acido sono, in genere, il contorno occhi, le pieghe naso-labiali, le rughe della fronte, le cicatrici causate dall’acne, le rughe glabellari, e quelle che si formano intorno alla bocca, inoltre l’acido ialuronico viene usato anche per aumentare il contorno labbra e rimodellare la forma degli zigomi.

Naturalmente le iniezioni devono essere effettuate da un professionista che sappia come operare, che abbia la giusta manualità e che conosca a quale profondità effettuare il trattamento. Inoltre, prima dell’iniezione la parte interessata dev’essere trattata con una crema anestetica specifica, nonostante ciò la puntura in sé può provocare un certo dolore o un po’ di fastidio, ma alla fine il risultato finale ne varrà la pena. Come già detto, però, si tratta di un risultato di temporaneo che va ripetuto per riuscire a mantenerlo nel tempo.

Le qualità curative e le proprietà benefiche dell’Olio di Argan

Fin dall’antichità l’olio di Argan è conosciuto come un vero e proprio toccasana per la salute del corpo umano: questo olio infatti, si è rivelato naturalmente ricco di principi attivi tanto da essere diventato in breve tempo l’alleato ideale per permettere al proprio organismo di mantenersi giovane e sano. Vediamo più nello specifico perché può essere prezioso l’uso dell’olio di Argan.

Quando può essere usato l’olio di Argan

Sono i suoi principi nutritivi a rendere olio di Argan così prezioso e farlo diventare il rimedio ideale e il più naturale per mantenere sempre in forma e sani pelle, unghie, capelli, viso e corpo. L’olio di Argan, infatti, si è rivelato il più grande alleato per garantire la salute e il benessere del proprio corpo in quanto rappresenta una vera e propria panacea contro tutti i mali perché possiede acidi grassi essenziali come gli Omega 6 e la vitamina E, che rappresenta una fonte preziosa di nutrienti e un naturale anti-age per viso e corpo. Infatti, oggi questo olio lo ritroviamo frequentemente come ingrediente di diverse creme e gel estetici, ma anche come ingrediente di integratori alimentari.

Noto soprattutto per le sue qualità dermatologiche, olio argan riesce a essere subito assorbito dalla pelle talmente tanto da non lasciar viso e corpo unti come fanno altri prodotti cosmetici, ma lasciando il corpo particolarmente morbido e liscio. Per questa sua azione sulla pelle viene usato non solo come efficace rimedio contro l’invecchiamento cutaneo ma anche come un valido aiuto contro i radicali liberi, ovvero le principali cause che provocano l’invecchiamento cutaneo di viso, collo e mani. L’olio di Argan, inoltre, si è rivelato anche molto prezioso per contrastare la fragilità delle unghie tanto che il suo uso costante consente di rinforzarle e proteggerle rendendole sane e forti. Si tratta di un’azione protettiva e rinforzante da sfruttare per donare forza e lucentezza anche a capelli secchi e sfibrati.

L’azione dei trattamenti per il corpo a base di olio di Argan

L’olio di Argan si è rivelato molto prezioso per il corpo umano grazie all’efficacia dei suoi principi nutritivi: i tocoferoli della vitamina E, per esempio, ricoprono un ruolo importante nella prevenzione dei primi segni dell’età, mentre la presenza di squalene, un idrocarburo precursore dell’ormone anti-età, riesce a normalizzare la desquamazione della cute e a proteggere i capillari.

Proprio per questi suoi principi nutritivi, olio di Argan rappresenta anche un ottimo rimedio per la pelle psorica dato che può ridurne sia la desquamazione che la conseguente sensazione di prurito. Utile la sua azione anche per ammorbidire e idratare la pelle dopo la doccia, per donare elasticità al seno, o ancora per rilassare i muscoli durante massaggi decontratturanti.

Come scattare belle foto con una buona Macchina fotografica

Grazie all’avanzare della tecnologia, oggi è possibile trovare la macchina fotografica perfetta per le proprie esigenze e scegliere liberamente quella più dionea tra un vasta gamma di macchinette compatte, reflex e di medio livello. Scegliere la propria macchina fotografica può essere un arduo compito tanto più si è neofiti per cui a contare non sarà solo il modello e il suo design più o meno moderno, ma anche i diversi aspetti tecnici dell’apparecchio.

Come riconoscere la macchina fotografica più adatta

Come detto, oggi esiste una vasta gamma di macchine fotografiche ognuna delle quali presenta diverse caratteristiche che la rendono più o meno adatta e più o meno popolare per un determinato tipo di utenza. Proprio perché ogni tipo di macchinetta è diverso dall’altro in qualche aspetto tecnico o estetico, risulta essere più o meno idoneo a soddisfare le esigenze dell’utente rispetto agli altri modelli, però se non si è grandi intenditori e ci vanta di essere neofiti di fotografia, sarà possibile partire da zero, ovvero dalla macchina che si riveli più giusta per dei neofiti. Per esempio, se si vuole la macchina fotografica perché ci si diverte ad andare in giro a visitare monumenti e luoghi nuovi o si viaggia spesso e si desidera immortalare persone, paesaggi e animali, allora le fotocamere compatte point and shoot, potrebbero rappresentare la scelta più consona.

Le point and shoot, infatti, sono macchinette che possono essere facilmente usate tutti i giorni perché le loro principali qualità sono la comodità e la praticità dato che possono essere trasportate ovunque senza arrecare disturbo. Se si è alle prime foto, anche le compatte però possono rivelarsi un’ottima scelta in quanto presentano delle impostazioni tanto semplici da regolare che chiunque, esperto e non, è in grado di sistemarle al punto giusto e puntare l’obbiettivo della macchinetta verso il soggetto per scattare la foto. Sia le point and shoot che le compatte, proprio per la facilità di utilizzo, non vantano una qualità dello scatto tra le più eccelse.

Quali caratteristiche considerare in una macchina fotografica

I parametri di scatto sono caratteristiche che non possono mancare in una macchina fotografica Bridge. La Bridge infatti, è dotata di uno zoom di grande portata e permette di regolare più impostazioni insieme per migliorare la qualità dello scatto. Una via di mezzo tra la macchinetta compatta e la reflex è rappresentata dalla mirrorless, ovvero la macchinetta su cui montare l’obbiettivo.

La mirrorless garantisce una grande flessibilità e un’alta qualità decisamente superiore rispetto alla compatta. Le macchine fotografiche, però, che si confermano da sempre il tipo più completo in assoluto sono le reflex: la reflex, infatti, può supportare diversi obiettivi e permette di regolare precisamente tutti i parametri di scatto, anche per questo è adatta ai professionisti e ai semplici appassionati.

Cloruro di magnesio: proprietà e contrindicazioni

Il cloruro di magnesio è un composto chimico che svolge numerose funzioni nel nostro organismo: alcuni studi medici hanno dimostrato come molte patologie siano in realtà provocate proprio dalla mancanza delle necessarie quantità di cloruro di magnesio nel nostro corpo.

Che cos’è il cloruro di magnesio?

Il cloruro di magnesio in natura si trova nell’acqua di mare, in alcuni tipi di cereali biologici, nella soia, nel cacao, nel cioccolato amaro e in alcuni legumi come i fagioli. Il cloruro di magnesio oggi viene usato per combattere alcuni tipi, più o meno gravi, di malattie, per esempio è stato dimostrato come l’assunzione di cloruro di magnesio contribuisca a rinforzare il sistema immunitario e come rappresenti una sorta di tonico naturale per il sistema muscolare e per il sistema nervoso. Altri studi hanno anche dimostrato come il cloruro si riveli utile per curare alcune malattie degenerative, per regolarizzare il sistema digestivo, tanto che viene assunto da chi soffre di stitichezza, e contribuisce in modo significativo anche nel trattamento e cura dell’asma e delle infiammazioni della gola.

Oggi il magnesio viene usato anche per il trattamento di alcuni tumori e per curare alcuni tipi di epilessia, ma anche contro il ‘fuoco di sant’Antonio’, la raucedine, e la calcificazione delle ossa. Ricerche hanno evidenziato come il cloruro di magnesio sia anche un elemento essenziale per le funzioni di numerosi gruppi di enzimi presenti nel nostro organismo, poiché è coinvolto nella biochimica degli apparati nervoso, cardiovascolare, digestivo e muscolare, per questo motivo assumere cloruro di magnesio sarebbe molto utile per regolare l’equilibrio chimico del corpo e, di conseguenza, l’equilibrio ormonale. Quindi, proprio perché regola apparato nervoso e ormonale, il cloruro rappresenta anche un ottimo antidepressivo naturale: i medici tendono a prescriverlo anche a chi soffre di sindrome premestruale.

Come assumere il cloruro di magnesio: Proprietà e controindicazioni

Come va somministrato il cloruro di magnesio? In genere viene somministrato per via orale e solo nei casi più gravi è possibile ricorrere all’iniezione in vena o intramuscolare, ma il dosaggio va sempre fatto prescrivere dal medico perché cambia a seconda della patologia e del paziente in cura. A volte può essere somministrato preventivamente per non rischiare problemi più gravi, ma si tratta di una decisione che dev’essere sempre presa dal medico. I benefici del cloruro di magnesio, però, durano finché continua a essere assunto.

Poiché si tratta fondamentalmente di un integratore alimentare, può essere somministrato insieme a qualsiasi altro farmaco, anche se non è preferibile assumerlo in contemporanea ad altri farmaci fitoterapici od omeopatici, per cui meglio attendere almeno una decina di minuti prima di assumere gli altri farmaci. Anche il cloruro ha delle controindicazioni, per esempio, se assunto in modo eccessivo, può causare rilassamento o intorpidimento del sistema nervoso centrale.

Omega 3: perché sono importanti per il corpo umano?

Gli acidi grassi polinsaturi, noti col nome di Omega 3, sono acidi essenziali per il nostro organismo in quando sono coinvolti in varie funzioni fondamentali del corpo umano, per questo i medici raccomandano di condurre un’alimentazione quanto più sana e varia possibile in modo da assumere Omega 3 attraverso gli alimenti che ne sono più ricchi. Gli Omega 3, infatti, permettono all’organismo di mantenersi sano e forte più a lungo. Vediamo meglio a cosa servono gli Omega 3 e dove possiamo trovarne in gran quantità.

Non tutto il grasso vien per nuocere

Gli Omega 3 sono acidi grassi di origine animale e vegetale che il nostro organismo non può sintetizzare da solo, ecco perché bisogna assumerne attraverso l’alimentazione. Prevalentemente gli Omega 3 hanno origine dal metabolismo dell’acido alfa-linoleico e sovrintendono a tutte le funzioni della membrana cellulare, contribuiscono alla sua conservazione e ossigenazione, permettono al sangue di mantenersi più fluido in quanto sono in grado di agire sull’aggregazione delle piastrine, e sono capaci di debellare gli stati infiammatori dell’organismo.

Si comprende quindi, come per il corpo umano sia di fondamentale importanza riuscire ad assumere la propria dose quotidiana di Omega 3, magari non ingoiando integratori ma decidendo di seguire un sano ed equilibrato regime alimentare che consenta di nutrirsi di alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi. Ciò equivale a introdurre nella propria alimentazione almeno due porzioni di pesce la settimana come salmone, trote, sardine, sgombro, limitarsi a usare come condimento l’olio di lino oltre quello d’oliva, sgranocchiare una merenda a base di noci e cereali come l’avena e il germe di grano, e consumare almeno cinque porzioni di verdure a foglia verdure come spinaci, broccoli, cavoli, al giorno.

Perché la dieta deve favorire gli Omega 3

Quando il tipo di alimentazione che si conduce si rivela davvero equilibrata, diventa più facile assumere la razione giornaliera di Omega 3. I medici raccomandano che tale razione non superi i 3 grammi: infatti, la quantità di Omega 3 assunta deve sempre mantenere un giusto equilibrio con la quantità di Omega 6. Assumere una dose eccessivamente elevata infatti, può dar luogo a effetti collaterali come emorragie e ictus, l’accumulo di metalli nell’organismo e disturbi gastrointestinali come mal di stomaco e bruciori. Poiché è più semplice calibrare la razione di Omega 3 attraverso l’alimentazione, i medici sconsigliano di assumere acidi grassi polinsaturi sotto forma di integratori che possono provocare uno scompenso nell’organismo.

Quali sono i omega 3 benefici e i effetti? Innanzitutto, gli Omega 3 proteggono il cuore dalle malattie cardiovascolari riducendo i trigliceridi presenti nel sangue, abbassano la pressione sanguigna e combattono la formazione di placche aterosclerotiche. Inoltre, riducono notevolmente il rischio di tumori, migliorano il ritmo cardiaco, stimolano la memoria e la concentrazione, ritardano i processi degenerativi del cervello e aiutano contro l’insorgere del diabete di tipo 2, agendo favorevolmente sul metabolismo dei grassi.

Come usare i principi nutritivi delle bacche di goji

Negli ultimi anni c’è stata una vera e propria invasione delle bacche di goji sugli scaffali di erboristerie, farmacie e negozi di prodotti naturali e questo ha permesso un po’ a tutti di scoprirne le proprietà peculiari e come usarle per favorire le funzioni naturali del nostro organismo. Questi particolari frutti, infatti, vengono usati sia per fini estetici che culinari, in quanto si sono rivelate un ottimo condimento di zuppe e di vari tipi di carni. Oggi, nei punti specializzati, si possono trovare sia essiccate che sotto forma di succhi concentrati.

Rimedi orientali al servizio dell’Occidente: le bacche di goji

Il loro stesso nome fa capire come questi frutti siano originari del lontano Oriente, ecco perché le bacche di goji un tempo erano del tutto sconosciute agli occidentali, e la loro fortuna è esplosa solo recentemente perché studi medici sono riusciti a dimostrarne le qualità altamente benefiche per il nostro organismo. Secondo questi studi, infatti, sembra che assumere bacche di goji riesca a contribuire al generale benessere dell’organismo perché questi frutti hanno la capacità di rafforzare le difese immunitarie del corpo umano, inoltre si è dimostrato il loro aiuto nel miglioramento delle funzioni cerebrali, come la memoria e il livello di concentrazione, la loro assunzione può contribuire a proteggere la vista, a favorire la normale funzionalità intestinale, ad alleviare la stanchezza fisica, a donare energia al corpo, e a regolare l’equilibrio acido-basico del sangue normalizzando il livello di pH.

Altri studi hanno, invece, dimostrato l’azione delle bacche contro l’insorgere di malattie cardiovascolari, infiammatorie, neurodegenerative e contro le patologie degenerative della vista, rimarcando la loro efficacia contro l’accumulo di stress psico-fisici che induce un senso di generale benessere. Si tratta però, di studi che si trovano ancora in una fase primordiale, e i cui risultati devono essere sempre valutati con cautela, per questo i medici raccomandano ai pazienti e a chi vuole beneficiare degli effetti delle bacche di non esagerare e di usarne in quantità limitate, così che l’organismo possa eventualmente espellerle.

Quando usare le bacche di goji

Come detto, poiché le ricerche sulle bacche non sono ancora complete è meglio limitare l’assunzione di questi frutti anche perché, proprio come qualsiasi rimedio e medicina, anche le bacche di goji hanno delle controindicazioni. Infatti, sembra proprio che tutti quei pazienti che sono sotto terapia con farmaci anticoagulanti non devono assumere anche le bacche di goji in quanto potrebbero alterare gli effetti dei farmaci causando cali di pressione, ecchimosi o emorragie.

Attenzione anche a non assumerle insieme agli antidepressivi e ai farmaci per il diabete: entrando in contatto con i principi degli antidepressivi, le bacche provocano un elevato calo della pressione, mentre con i farmaci per il diabete causano ipotensione, vertigini, abbassamento della glicemia e svenimenti. Da non sottovalutare anche potenziali effetti collaterali come nausee, vomito, o cali drastici di pressione.

Acqua potabile con il depuratore acqua

Oggigiorno in molte abitazione è possibile trovare un depuratore acqua e questo perché, con quel che si sente sulla manutenzione delle condotte idriche comunali, i cittadini non si fidano più della qualità dell’acqua che sgorga dal rubinetto. Non volendo nemmeno dipendere sempre dall’acquisto di bottiglie d’acqua minerale, molte famiglie decidono di installare un depuratore acqua nonostante la spesa possa rivelarsi all’inizio notevole.

Perché è utile un depuratore acqua?

Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio: ormai sono molti i cittadini, infatti, che non si fidano più del tipo di acqua che passa attraverso le condotte comunali, e che preferiscono piuttosto acquistare le bottiglie di acqua naturale per non avvelenarsi con l’acqua del rubinetto. Sempre più sono oggi coloro che preferiscono bere l’acqua in bottiglia perché si è più sicuri di ciò che si beve e quindi, per bere un’acqua di buona qualità si è disposti anche a sostenere la spesa settimanale di bottiglie d’acqua. E se questa spesa venisse abbattuta a favore di una migliore qualità dell’acqua del rubinetto? Oggi è possibile rendere l’acqua di rubinetto buona grazie all’installazione di un depuratore acqua.

L’installazione dei depuratori d’acqua domestici, infatti, rappresenta una valida alternativa all’acquisto delle bottiglie d’acqua minerale e, sebbene la spesa iniziale possa sembrare notevole, l’installazione la si ammortizza man mano negli anni fino a recuperarla del tutto. La tecnologia oggi dà la possibilità anche di scegliere tra due modelli di depuratori: quello che effettua una purificazione fisica dell’acqua e quello che agisce separando chimicamente gli agenti contaminanti presenti nell’acqua. I depuratori domestici più usati, però, sono i filtri, che possono essere anche qui di due specie, ovvero quelli che sfruttano la gravità e quelli che usano il carbone.

Quante depurazioni dell’acqua è possibile effettuare?

Il depuratore acqua, quindi, può usare il filtro in carbone riuscendo a purificare così tanto l’acqua grazie all’eliminazione di prodotti chimici latenti e di gas, per questo i filtri in carbono sono molto popolari, inoltre sono i preferiti di molti perché eliminano il cloro dall’acqua del rubinetto migliorandone di gran lunga il sapore. I filtri a carbone, per durare a lungo, richiedono una certa manutenzione dato che vanno sostituiti dopo un determinato periodo di tempo.

Se si intende depurare l’acqua anche da sali minerali e fluoruri bisogna usare un depuratore a scambio ionico: in questo caso, gli ioni agiscono a livello biologico eliminando molte forme di alghe, virus e batteri che si sviluppano lungo le tubature comunali. Peccato che eliminino anche quelle sostanze buone, come magnesio e calcio, che rappresentano delle eccezionali fonti di minerali per l’organismo.

Una macchina caffè per tutti i gusti

Perché per gli intenditori di caffè diventa un’impresa complicata scegliere una macchina caffè da sistemare in casa? Spesse volte si pensa di porre fine alle frequenti incursioni nei bar sistemando una macchina del caffè in casa propria, eppure sceglierne una che convinca davvero oggi è difficile data la vasta gamma di modelli presenti. Se si desidera realmente trovare quella che prepari una tazzina di caffè come al bar, allora bisognerà prendere in considerazione varie caratteristiche.

Quando la macchina caffè è meglio della moka

Gli amanti del caffè al bar desiderano poter gustare in casa propria lo stesso tipo di caffè e per farlo sono disposti a trovare la macchina caffè più adatta, ma ormai esistono così tanti tipi di macchinette per il caffè che sembra impossibile trovare quella più adatta a soddisfare le proprie papille gustative. Bisogna, infatti, prima decidere se optare per una delle macchinette manuali o per una di quelle automatiche, quindi provare se la qualità e il tipo di caffè che si ottiene da quelle che usano le cialde piace più o meno e di quelle che vanno a capsule… insomma, una scelta che mette in crisi l’amante di caffè.

Eppure se non si vuole continuare a prendere il caffè al bar e avere in casa un prodotto che risponda ai propri desideri e che permetta di poter gustare a casa propria lo stesso espresso del bar, bisogna esaminare i diversi modelli di macchinette esistenti per capire quale potrebbe preparare il caffè migliore. Per farlo, vanno presi in considerazione sia la qualità del caffè erogato dalla macchinetta che il materiale in cui è prodotta la macchinetta stessa e il prezzo.

Quanti tipi di macchina caffè esistono?

Prima di effettuare la propria scelta, quindi, bisogna capire in cosa differiscono i vari modelli di macchina del caffè. Per scoprire quale modello di macchinetta riesce a preparare un caffè più simile a quello del bar, va provato un caffè di qualità nelle sue diverse declinazioni ovvero in cialda e in capsula. Se, oltre alla qualità si cerca anche l’immediatezza e la praticità, allora una bella macchina da caffè a capsule farà al proprio caso: inserendo la capsula di caffè nell’apposita fessura si potrà ottenere e degustare in pochi secondi il proprio caffè preferito.

Anche il caffè espresso che si può preparare con la macchinetta a cialde risulta altrettanto buono se la cialda scelta è di una certa qualità: basta, infatti, usare cialde prodotte dalla propria marca di caffè preferita per ottenere un espresso coi fiocchi. Se si è tipi più tradizionalisti è possibile che si preferiscano le macchinette da caffè manuali, in cui si possono facilmente usare diverse miscele magari anche mischiandole e provare nuovi gusti di caffè

Le funzioni dello stomaco

La funzione principale dello stomaco è quella di serbatolo per il cibo: é grazie a quest’organo che riusciamo a consumare pasti abbondanti che poi vengono gradualmente trasferiti al piccolo intestino.

Com’è fatto lo stomaco?

L’associazione tra enzimi acidi deputati alla digestione delle proteine, e una vigorosa motilità gastrica determina la trasformazione del cibo in un liquido di più semplice lavorazione, preparando le sostanze nutritive per l’assorbimento che avverrà a livello intestinale. A riposo, lo stomaco è contratto e la sua superficie interna è dotata di caratteristiche corrugazioni (rughe). Quando, però, cominciamo ad a alimentarci, l’organo si distende: le rughe si appiattiscono per favorire l’espansione e la muscolatura esterna si rilascia.

E pertanto possibile introdurre nello stomaco circa un litro di cibo, senza avvertire disagio. L’espansione attiva alcuni recettori specifici, che fanno partire segnali nervosi con conseguente aumento della produzione di acido e inizio delle potenti contrazioni muscolari che agitano e rimescolano il contenuto gastrico. Gli acidi gastrici causano una prima frammentazioe delle proteine, facilitandone la digestione da parte di un enzima, la pepsina.

Cosa contiene e cosa succede nello stomaco

La presenza di proteine parzialmente digerite stimola le cellule G neuroendocrine, che sintetizzano gastrina, un ormone deputato a incrementare la produzione di acido. Lo stomaco si svuota del suo contenuto scaricandolo nell’intestino tenue attraverso lo sfintere pilorico. I liquidi lo attraversano con facilità, mentre i solidi devono essere di diametro inferiore a uno-due millimetri per poter passare. Eventuali frammenti più grandi ritornano, per reflusso, nella camera principale, dove vengono sottoposti a ulteriore digestione enzimatica e contrazioni gastriche.

Occorrono circa due ore per smaltire la metà di un pasto, mentre li processo di trasferimento all’intestino viene completato in quattro-cinque ore. Lo stomaco è pieno di acidi corrosivi ed enzimi deputati alla digestione delle proteine: senza protezione, le sue pareti interne sarebbero gravemente danneggiate. Per impedirlo, il rivestimento cellulare gastrico produce muco ricco di carboidrati che forma uno stato gelatinoso e scivoloso. Il muco contiene bicarbonato, alcalino, che tampona il Ph del rivestimento superficiale, impedendone l’attacco acido. Un’ulteriore protezione è fornita dall’enzima digestivo pepsina, creato a partire da uno zimogeno pepsinogeno.

Il vomito è la violenta espulsione del contenuto dello stomaco attraverso l’esofago e la cavità orale. Avviene secondo tre fasi coordinate. Innanzitutto, si inspira profondamente e la glottide, si chiude. Poi, il diaframma si contrae, comprimendo il torace fino all’apertura dell’esofago. Contemporaneamente si contraggono anche i muscoli della parete addominale, schiacciando lo stomaco. L’associazione tra variazioni di pressione applicate sia all’interno sia all’esterno dello stomaco sospinge verso l’alto il contenuto gastrico.

Il sangue che fa ringiovanire

Potrebbe sembrare un moderno film di vampiri, ma la trasfusione di sangue giovane può avere l’effetto di ringiovanire il cervello, secondo i ricercatori.

L’esperimento sui topi

O perlomeno, può farlo nei roditori: uno studio della Stanford University School of Medicine ha scoperto che qualcosa nel sangue delle giovani cavie è in grado di ripristinare le capacità cerebrali di esemplari più anziani. Nell’arco di tre settimane, gli scienziati hanno iniettato per otto volte in cavie di 18 mesi il plasma prelevato da animali di soli tre mesi, e poi hanno sottoposto gli esemplari anziani a un set di esperimenti per misurare la loro memoria spaziale. Le cavie hanno avuto risultati decisamente migliori nei test dopo aver ricevuto il sangue giovane.

Con infusione di sangue prelevato da cavie anziane invece non si sono registrati miglioramenti. È come se i cervelli più vecchi si fossero ricaricati con il sangue giovane? Secondo il ricercatore Tony Wyss-Coray. Nel sangue delle giovani cavie ci sono fattori in grado di far funzionare meglio il cervello di un topoanziano. I ricercatori stanno lavorando sodo per capire quali siano questi fattori e in quali tessuti siano presenti. Il gruppo ha scoperto che nell’ippocampo dei topi anziani si formano nuove connessioni, che nel gruppo di controllo sono assenti.

Tutto inizia nell’ippocampo

L’ippocampo è una zona del cervello che gioca un ruolo determinante nella memoria, in particolare nel riconoscimento dei percorsi spaziali. È una zona molto sensibile all’invecchiamento, e con gli anni mostra un declino naturale. In particolari condizioni, ad esempio in presenza della malattia di Alzheimer, questo declino è accelerato fino a rendere impossibile la formazione di nuovi ricordi. Sappiamo che quando topi e persone invecchiano, nell’ippocampo ci sono cambiamenti peggiorativi, secondo lo studioso Wyss-Coray. Fa parte dell’invecchiamento naturale, tutti andiamo in quella direzione.

Non è ancora chiaro se la trasfusione avrebbe lo stesso effetto negli esseri umani, ma i ricercatori sperano di iniziare un trial clinico al più presto. Questo studio segue ricerche precedenti dello stesso gruppo che suggerivano che certi fattori del sangue giocassero un ruolo del declino cognitivo legato all’età. I risultati sono molto interessanti, ma bisogna aspettare che vengano confermati da altri laboratori indipendenti per essere certi del loro valore. E’ importante chiarire che la demenza – che descrive i sintomi di malattie come l’Alzheimer – e il declino cognitivo legato all’età non sono la stessa cosa, e che la demenza non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Lo studio è rivolto al declino legato all’età,, e questi risultati potrebbero aprire nuove strade per capire i processi responsabili di alcuni problemi di memoria che si presentano nella vecchiaia.

Raggi X di qualità

Scoperti da Rontgen l’8 novembre del 1895, i raggi X sono diventati subito uno strumento prezioso per scrutare dentro il corpo umano.

I primi raggi X della storia

La prima radiografia Wilhelm Rontgen la fece a una mano di sua moglie Anna Berthe poche settimane dopo la scoperta, il 22 dicembre Poi, gradualmente, soprattutto negli ultimi anni, i raggi X sono diventati una risorsa al servizio della ricerca nei campi più diversi. E poiché ogni applicazione ha le sue esigenze, vengono utilizzati raggi X di diversa lunghezza d’onda (quindi di diversa energia), con una collimazione più o meno precisa, più meno monocromatici (cioè solo di specifica lunghezza d’onda), più o meno coerenti (cioè con le loro onde in fase tra loro, come avviene nei laser ottici). Servono, in sostanza, raggi X di alta qualità.

Ecco perchè è importante l’annuncio dato dall’Istituto nazionale di fisica nucleare il 13 marzo 2014: nei Laboratori Nazionali di Frascati si è ottenuta la prima produzione di raggi X di alta qualità dalle collisioni tra il fascio di elettroni di altissima brillantezza dell’acceleratore Sparc e il laser ad alta intensità Flame del complesso SparcLab. La qualità del fascio di raggi X, dotato di caratteristiche di monocromaticità e coerenza senza precedenti, consentirà lo sviluppo di un laboratorio multidisciplinare di altissimo livello, primo in Europa, capace di promuovere e sostenere esperimenti e applicazioni avanzate in diversi ambiti, dal settore medico alla conservazione dei beni culturali e ambientali, dallo studio dei materiali in generale fino al possibile screening dei materiali per i controlli di sicurezza.

L’eccellenza italiana nei raggi X

Per la prima volta in Italia entra in funzione la seconda generazione di sorgenti Thomson/Compton che sono capaci di produrre in un prossimo futuro, grazie all’altissima luminosità di collisione, fasci di raggi x monocromatici, di energia variabile tra 20 mila e 500 mila elettrovolt, ad alto flusso, polarizzati ed ultra-corti, di durata entro qualche centinaia di fetmo-secondi. La sfida per raggiungere queste prestazioni, che costituiranno un record a livello internazionale sta nella difficoltà di focalizzare i due fasci collidenti in uno spazio pari allo spessore di un capello, cioè inferiori a un decimo di millimetro.

I pacchetti di elettroni prodotti da Sparc e gli impulsi laser prodotti da Flame collidono 10 volte al secondo e richiedono una precisione di allineamento e un sincronismo elevatissimi, perchè possa essere mantenuta nel tempo la sovrapposizione spazio-temporale dei due pacchetti nel punto di collisione. Solo se la sovrapposizione fra i fasci è completa è possibile ottenere il massimo flusso di raggi X. E’ un po’ come lanciare due capelli ad altissima velocità l’uni contro l’altro e garantire che la collisione avvenga esattamente testa a testa.

Come funzionano i muscoli?

I muscoli sono essenziali per le nostre attività quotidiane: ma come sono strutturati e come ci fanno muovere?

Dentro i muscoli

Ogni muscolo è un gruppo di fibre che si contraggono e si rilasciano per comandare movimenti del corpo. Esistono tre diversi tipi di tessuto muscolare: la muscolatura liscia, cardiaca e scheletrica. La muscolatura scheletrica, del la anche striata, è quella comunemente percepita come muscolo: si tratta dei gruppi muscolari ancorati allo scheletro, per esempio bicipiti e deltoldi, collegati alla struttura ossea per mezzo dl tendini. La muscolature cardiaca è il tessuto che costituisce il cuore. fondamentale per la sua funzione di pompa ematica, che ossigena i tessuti e fornisce energia ai muscoli, consentendone il funzionamento.

La muscolatura liscia, solitamente stratificata, é responsabile soprattutto delle contrazioni muscolari che comandano per esempio le funzioni di vescica ed esofago, i cui movimenti sono spesso definiti involontari, in quanto non riusciamo a controllare, se non in piccola parte, l’azione di questi muscoli. Il tessuto muscolare comanda gran parte delle nostre funzioni corporee: lo smaltimento delle sostanze di scarto, la respirazione, la visione, l’alimentazione, il movimento e molte altre. La struttura muscolare è estremamente complessa: ogni muscolo è costituito da numerose fibre che collaborano per garantire la necessaria forza muscolare.

L’efficacia e la potenza del muscoli aumentano con la crescita individuale e con l’esercizio fisico. Questo processo di irrobustimento avviene per mezzo di microtraumi causati dalla ripetizione di determinati movimenti muscolari, che costringono l’organismo a intervenire, riparando e sviluppando l’area interessata. Nel corpo umano sono presenti oltre 640 muscoli, che presiedono al movimento degli arti, controllano le funzioni corporee e definiscono la nostra stessa conformazione.

Che cosa determina la forza muscolare?

La forza muscolare è quella prodotta da un muscolo alla massima capacità e in un’unica contrazione. Le dimensioni e la struttura del muscolo sono importanti per la produzione di forza, che è misurabile in diversi modi. Pertanto, è difficile decidere quale sia il muscolo più potente. Esistono due tipi di fibra muscolare: una interviene in sforzi prolungati e costanti, applicando livelli ridotti di pressione, l’altra invece supporta brevi, intense applicazioni di forza.

La seconda viene usata nell’attività anaerobica; queste fibre rispondono meglio agli allenamenti di sviluppo della massa muscolare. La forza muscolare è determinata da caratteristiche genetiche, ma anche dall’uso, dalla dieta e dall’esercizio fisico. Le contrazioni ripetute nei muscoli causano traumi alle fibre muscolari, ed è proprio la riparazioni di tali danni a incrementare la forza del muscolo, che dopo la guarigione risulta irrobustito.